domenica 28 dicembre 2014

archivio e pensamenti: SICILIA DEI CANILUPI

archivio e pensamenti: SICILIA DEI CANILUPI: Sicilia dei canilupi                               alla distesa                                            abbaiano      ...

sabato 27 dicembre 2014

archivio e pensamenti: COS’È POESIA?

archivio e pensamenti: COS’È POESIA?: Barcellona, 2010 ¿ Qué es poesìa? dices mientras clavas en mi pupila tu pupila azul; ¡ Qué es poesía! ¿ Y tu me lo ...

venerdì 26 dicembre 2014

domenica 21 dicembre 2014

archivio e pensamenti: NON SOLO LA CASA DI SCIASCIA

archivio e pensamenti: NON SOLO LA CASA DI SCIASCIA: Apprendo con vivo piacere che  in mattinata la dott.ssa Gessica Sferrazza Papa ha incontrato gli alunni della scuola media "Pietro D&...

mercoledì 17 dicembre 2014

Sai che c'e di nuovo ?



C'é che siamo qui
a ricamare sui sogni
fatti sotto l'ulivo antico
che ci riparava dalla pioggia di sole
di pomeriggi estivi senza tempo.

Il cuore oltre l'ostacolo.

I campi riarsi e gli alberi rosolati
erano foreste e viali ombrosi
che portavano dove i nostri sogni
avevano costruito i castelli
con porte di ferro e merli sulle torri
da dove guardavamo nel futuro.

La gente invidiava il nostro amore
contava sulla punta delle dita
i giorni che rimanevano di vita
alla nostra eternità senza domani.

Sorridenti percorriamo i viali
impavidi ancora
incuranti della prossima meta
e dei domani.


Da " L'erba maligna" di calogero restivo
Edizioni Lampi di Stampa Milano



martedì 16 dicembre 2014

lunedì 15 dicembre 2014

lunedì 8 dicembre 2014

archivio e pensamenti: ERA MIO NONNO, ERA MIO PADRE

archivio e pensamenti: ERA MIO NONNO, ERA MIO PADRE: 1 Una coincidenza temporale, ma è come se i personaggi tratteggiati ne Le Parrocchie di Regalpetra si sentissero lì costipati e dopo u...

martedì 2 dicembre 2014

NON SAPEVAMO


Mano nella mano, andiamo lungo la battigia.
Il mare culla barche legate a massi di cemento posti sulla riva in voluto disordine
ad ingannare la furia delle onde.
Il sole appeso all'orizzonte sembra un bolo di lava incandescente sputato appena dal vulcano,
gigante ombroso che guarda la città ai suoi piedi ora amorosamente, e rende fertili i campi, ora
con odio per torti ricevuti forse in un tempo senza tempo.
Parliamo a voce bassa, che nessuno ci senta, come in confessione, della nostra gioventù e
degli anni passati a rabbonire la vita che ci appariva allora un mostro famelico pronto ad azzannare
prede.
Parliamo delle ansie, dei pericoli corsi, dei modi di inventare i domani che ogni giorno si
facevano ieri spesi in inutili attese.
Non sapevamo d'essere felici.

Da " Poesie di volti e memorie " di calogero restivo
Prova d'autore Editore Catania

archivio e pensamenti: LU ZI GINU CAPRERA, L'AMICO NANÀ E GLI INVIDIOSI D...

archivio e pensamenti: LU ZI GINU CAPRERA, L'AMICO NANÀ E GLI INVIDIOSI D...: Sul Gruppo Fb "Sali d'argento. Raccolta fotografica digitale di Racalmuto" viene pubblicata una foto di Sciascia...

archivio e pensamenti: TI SO DELLA MIA TERRA

archivio e pensamenti: TI SO DELLA MIA TERRA: 1. 2. Una Civetta e una Cartella d'arte per  Napolitano: http://www.fondazioneleonardosciascia.it/cmsnew...

martedì 25 novembre 2014

archivio e pensamenti: ERBA MALIGNA, POESIA BENIGNA

archivio e pensamenti: ERBA MALIGNA, POESIA BENIGNA: Prosegue proficuamente il cammino poetico di Calogero Restivo, approdato a una poesia benigna geminata  non da sortilegi, bensì per ...

lunedì 24 novembre 2014

domenica 23 novembre 2014

Cacciatori di frodo


Sull'aia dove il vento mulinando
fa cerchi di paglia sempre cangianti
come le dune dei deserti
e pare che giochi
come i bambini nelle sere d'estate
sto appoggiato come a sorreggere
il muro rugoso della mia casa

Di fronte lontane cime di monti
che la foschia rende tremolanti tele
appese agli orizzonti.

Sull'aia dove si sono spente
speranze di raccolti generosi
siedo pensoso
mentre lentamente
il sole tramonta e si fa notte
bengala senza festa
bucano le ombre ed i silenzi.

Cacciatori di frodo.

Il piombo che lacera le carni
mi sembra di sentire e poi...il silenzio.


Da " Rahal Mauth (ed altre) di calogero restivo
Il mio libro.it

martedì 11 novembre 2014

Treno a vapore



Ho percorso strade e trazzere
ed incappato in vicoli senza uscita
inseguito sogni e illusioni
ed amori che passavano
come treni alla vecchia stazione
senza fermate e senza rallentamenti
inventato mari che non c'erano
e lidi e porti
per evadere dal "cerchio di colline"
che chiudevano il paese
in una gabbia dorata di sole.

Alla fine in un binario morto
come treno a vapore
in grado ancora di percorrere strade
toccare paesi ed inondare
di stridii di freni e getti di vapore
improvvidi viaggiatori
usciti anzitempo dalle sale di attesa.

Fermo ormai fuori moda
lento e sporco di carbone bruciato
e di sudori di macchinisti stanchi
di guardare con occhi di paura
caldaie accese anticipo dell'inferno
di cui parlano i preti
che seccavano anche il respiro.


Da " L'erba maligna "di calogero restivo
Lampi di stampa Edizioni Milano




martedì 28 ottobre 2014

sabato 25 ottobre 2014

archivio e pensamenti: NON SO SE PREGANO I MULI

archivio e pensamenti: NON SO SE PREGANO I MULI: LE VISIONI ROVESCIATE DEL POETA Una festa.  Il tripudio.  Scoppiano le manifestazioni di fede o di devozione e non solo morta...

domenica 19 ottobre 2014

Il mare per noi


Il mare per noi
che vivevamo in case di gesso
che si appoggiavano le une alle altre
come vecchi ubriachi per non cadere
erano i fianchi dei monti
che si tingevano di verde
nei mesi di aprile e maggio.

Prima e dopo il giallo assillante
della sabbia di deserto
e delle stoppie riarse.

Per noi che vivevamo
chiusi come in una riserva
dai monti che circondavano il paese
il mare era il racconto che si scopriva
quando si incominciava a sillabare
nei vecchi libri di lettura.

Non era facile capire quanto era grande
e quanta acqua conteneva
cento mille volte la vasca della Fontana
da cui si attingeva acqua
e torcicollo le donne
che altere e quasi regali
le brocche le portavano sulla testa
difesa solo da una "spera"
di vecchio scampolo di stoffa.

Attaccati alle gonne
occhi affamati e nasi gocciolanti.

Poi arrivavano i poveri
che si dicevano diventati ricchi
all'altro capo del mondo
che raccontavano
che l'America era così lontana
che occorreva navigare trenta giorni
circondati sempre
da acque torbide smosse dai venti
con onde alte come palazzi
che in qual Paese
li facevano alti
fino a "grattare" il cielo.

Noi bambini ascoltavamo
la bocca aperta
come quando attorno al braciere
i vecchi
ci raccontavano le storie di Orlando
eroe innamorato della bella Angelica
che si fece scoppiare il fegato
a soffiare inutilmente nel corno
per cercare l'aiuto che non venne
senza capire ma rapiti
dal suono nenia delle parole
che conciliavano il sonno


Da " L'erba maligna " di calogero restivo
Lampi di stampa Editrice Milano




mercoledì 15 ottobre 2014

Saporidiregalpetra: Prodotti

Saporidiregalpetra: Prodotti: ____________________________________________________________________________________________________________________________...

venerdì 10 ottobre 2014

Ritratto di poeta


Sta come vecchio artigiano
nella sua bottega al lume di candela
tra fumo e ombre.

Vive in solitudine, parla con i ricordi.

Come il maratoneta che appese le scarpe al chiodo
ripercorre nella mente le corse a cui ha partecipato
segue i percorsi di ognuna metro per metro
avvallamento per avvallamento fino ai traguardi finali.

E' un' isola che affiora come un fiore sullo stelo
da profondità di baratro anche in oceani senza sponde.

Se gli chiedi un incontro ti indicherà una data
ai confini del calendario
perché ha tutti i giorni impegnati a far niente.

Insegue fantasie senza soste come le farfalle
che vanno di fiore in fiore e mai si fermano
non per lo stelo che ondeggia di vento
ma perché il fiore migliore è sempre l'altro
ancora da trovare.


Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo
Prova d'Autore WEditore Catania

giovedì 25 settembre 2014

venerdì 19 settembre 2014

Via dei " carrioli"


La strada era ripida
si faceva fiume
sotto la pioggia
che si perdeva in rigagnoli
in viuzze strette
e cortili senza nome.

C'era un ponte
a cavallo della via
con dentro una donna
che dalla cucina
sospesa sulla strada
minacciava inferni e castighi
perchè i rimbalzi della palla
facevano tremare la sua casa.

Via dei " carrioli" la chiamavamo
perchè permetteva velocità insperate
ai "carrioli" a tre ruote a pallini
che premevano polvere e fango
fino a farli diventare una tavola grigia
su cui erano possibili corse.

D'estate era solo polvere e vento
si bloccavano le ruote dei "carrioli"
che noi ragazzi da grandi compositori
di piccole cose rotte e vecchie
riuscivamo a mettere assieme per gioco.

Lastricata di lava aggrumata dal tempo
resa perfetta di forma
da scalpelli e sudori di immigrati rumeni
non consente più corse di " carrioli "
ma passi veloci alle automobili
che lasciano dietro rumore di ferraglia
stridore di freni
e fumo acre di motori in dissesto.

La chiamano ancora via dei "carrioli?"



Inedito di calogero restivo
Tutti i diritti sono riservati secondo
la legislazione vigente in materia riguardante
i diritti d'Autore.


domenica 14 settembre 2014

Prima dei silenzi



Se ci avessero insegnato
a digrignare i denti

come fa il lupo
davanti alla mole dell'orso
sovrastante

contro i torti e i soprusi
e contro le ingiuste gabelle
e i gabellieri

invece di ingoiare lacrime e silenzi

forse non saremmo andati
come muta di cani
dietro a chi si diceva
" chiamato dal destino "
che interessato ci mostrava l'osso.

Non attendeva aliti di vento
il contadino
a veleggiare aratri né miracoli
predicati da profeti improvvisati

per costringere la terra a dare pane
odoroso di fatica e di sudore
e di colore a ricordare l'oro.

Se ci avessero insegnato
che la libertà non è sogno
ma conquista
frutto della fatica d'ogni giorno
non ci saremmo seduti su covoni
a cantare inni alle stelle inutilmente
come fanno le cicale sulle stoppie
e la luna a tratti sembra che sorrida.




Poesia di calogero restivo presente nella raccolta di poesie
dal titolo Homo Eligens edita da Del Comporre Edizioni

giovedì 11 settembre 2014

Bella t'ha fatto



Bella t'ha fatto
questa sera dorata di sole
come un campo fiorito
dai tepori di un maggio isolano
miracolo antico
che il tempo rinnova d'attese

e questa notte di luna
che ha disegnato di stelle
un cielo-manto d'azzurro

e l'inverno piovoso
che ha posato sui tuoi capelli
un capriccio di neve
e un roseo di giovane carne
sulle gote accese di corse.

E bella t'ha fatto
questo autunno che si immerge
in un'estate dissanguata di sole.

Così vestita di sogno
mi giungi
inattesa e ridente
come bambola di pasta reale
dono dei morti ai bambini
che il ricordo regali
qualche rimasuglio di " sempre ".


Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo
Prova d'Autore Editore Catania

martedì 9 settembre 2014

Voci di poesia: Poeti

Voci di poesia: Poeti: Matteo Cotugno Matteo Cotugno, a Modena dal 1982, nasce il 27 agosto 1963 a Foggia ove consegue il diploma al liceo scientifico, m...

venerdì 22 agosto 2014

Lettera a Dio



Caro Dio, ti scrivo per parlarti un poco delle piccole cose e delle grandi che accadono ogni giorno in questo mondo. I preti dicono che tu sai tutto e vedi tutto " ti ricordi di me? tra le tante richieste di perdoni e miracoli che da ogni parte ti giungono?
Sono quel bambino in ginocchio sugli scalini umidi dell'altare maggiore della chiesa di San Giuliano.
In silenzio e compunto, come assorto nella preghiera, si interrogava e ti interrogava sui misteri della
vita e della morte.
Era una piccola chiesa, ricordi? povera di addobbi e fredda anche d'estate; una povera chiesa di periferia di paese, di quelle che aprono le porte solo la domenica e nelle feste "comandate",una di quelle chiese che non sanno di damaschi e di velluti.
Ma tu che sai tutto sai anche perché era dedicata a San Giuliano, un santo esotico non certo noto a quei contadini, i tanti Alfio e Giuseppe che la domenica mattina le donne riuscivano a trascinare in chiesa.
Se non ti distoglie dai tuoi impegni tutti importanti, credo, ti prego di farmelo sapere come vuoi e quando vuoi, non con tocchi di campane, perché sono rotte e quando suonano non si capisce che cosa suonano.
Anche le ore, con un rumore sordo di anfore rotte, le battono con ore di anticipo e a volte di ritardo.
Tutti lo sanno e non ci fanno più caso.
Caro Dio, sai che sono cresciuto e che si avvicinano gli anni della vecchiaia. E' tempo, per me, di fare il conto di quel tanto sperato e del poco realizzato nella vita.Sono cose che tu certo capisci(sei Dio!)ma che non hai vissuto.Avevi circa trent'anni quando sei morto e a quell'età a queste cose non si pensa.
" Ma sei morto per davvero? mi chiedevo e ti chiedevo inginocchiato davanti a quell'altare che quando mi alzavo, le ossa indolenzite , mi sembrava sempre più alto e più distante.
Dal tetto entrava aria gelida e a volte gocce di pioggia e non era facile stare in ginocchio e le mani giunte in preghiera.
Le vecchie portavano in chiesa lo " scaldino" e, facendo finta di estasi mistica, ogni tanto abbassavano il capo fino ad appoggiarlo alle mani e si scaldavano il volto.
C'era un Crocifisso alla sinistra dell'altare, era fatto di legno, in più punti tarlato.
Aveva macchie di colore ruggine sparse senza risparmio per tutto il corpo.
Lasciava perplessi. Mi guardava fisso, a volte sembrava seguirmi, con uno sguardo addolorato come se volesse dire qualche cosa, ed era indeciso se parlare ad un bambino così piccolo che forse non avrebbe capito.
Caro Dio, ti ricordi? Delle tante cose che vorrei chiederti ho piena la mente, non so da dove cominciare.
Ma se sai tutto, sai anche quello che non dico? Come i bravi scrittori che si alzano la mattina, pronti a versare sulla carta montagne di idee e pensieri, partoriti e cullati nella notte, e davanti al foglio bianco la paura li prende e confonde.
Caro Dio, questa è una di quelle lettere che non hanno nè principio nè chiusa . I Pensieri si affollano nella mente come ressa alla porta, in certi spettacoli al chiuso, se la gente avverte, anche se vago, un sentore di pericolo.
Caro Dio, ma davvero credevi e credi che fosse il caso di scendere sulla terra e parlare a quella gente che ancora stenta a credere che tu, Dio, sei sceso quaggiù e sei morto e risorto per risollevare le sorti di tutti gli uomini?
Cari Dio,non capisco... dimmi, vi siete riuniti t, Tuo padre e lo Spirito Santo e deciso" tu scendi sulla terra e come se fossi un vero uomo vai e dici e per redimere tutti ti fai appendere sulla croce e muori tra atroci sofferenze...però, dopo tre giorni resusciti":
Ma quando, mio Dio, questo è accaduto, se sei eterno ed immutabile?
Perchè in quella data ? e non altra ? perchè in quel posto e tra quella gente e non altrove?
Questo è solo una parte di quello che avrei voluto chiederti, inginocchiato ai piedi dell'altare e davanti a quel Crocifisso, che se on fosse stato tragico, come tragica è la sofferenza e la morte, un risolino forse l 'avrebbe fatto affiorare alle labbra.
Caro Dio, se non vuoi o non puoi rispondere, fa niente.
Ho voluto riproportele queste domande perchè sono le stesse che mi facevo e ti facevo quando ero bambino. Caro Dio, prima della chiusa di questa lunga lettera, vorrei chiederti: " Hai mai pensato ad una nuova discesa sulla terra? Vi sono tante cose quaggiù che non vanno, sapessi...o era peggio l'altra volta?" Delle Altre domande che avrei voluto farti non mi ricordo...e sono tante...ma, forse, rotto il silenzio, ti scriverò ancora.



Da " Poesie di volti e memorie " di calogero restivo
Prova d'Autore Editore Catania


venerdì 15 agosto 2014

Sagra paesana



E' festa sulla piazzetta
e le bancarelle dei venditori
in fila come donne in processione
sembrano tumuli appena allestiti.

Gli uomini in pompa magna
vanno per le vie del paese
ed i fanciulli
il viso bianco di zucchero filato
giocano a rincorrersi
nei vestiti delle festa
sotto lo sguardo trepidante delle madri.

Sui sagrati delle chiese
i preti per pochi spiccioli
vendono paradisi.

Campane più canterine
e odore di paglia bruciata
per i palloni che si gonfiano
e lentamente diventano cielo

Da " Sogni e risvegli" di calogero restivo
Il mio libro.it Roma

martedì 12 agosto 2014

A L B E G G I A


Albeggia sulla montagna
alta a toccare il cielo
la cima
assillo della mia casa
quando
eruttando coriandoli di fuoco
s'adorna i fianchi.

Un sospiro di sollievo
e sorrido
al nuovo giorno che avanza
scampato il pericolo.

Sul mare
appesi agli orizzonti
ove i confini tra mare e cielo
si confondono
le barche dei pescatori
piume posate sule onde.


Da "Sogni e risvegli" di calogero restivo
Il mio libro.it Roma

sabato 2 agosto 2014

I Campi di grano




Bambini sui campi di grano
andavamo
a raccogliere papaveri
da pestare la sera
e scrivere sui muri
le speranze
che il vento e le prime piogge
cancellavano.

Le donne
rimproveravano alle madri assenti
i castighi mancati e mimavano
improbabili minacce.



Da " Primi Voli " di calogero restivo
Il mio libro. it Editrice Roma

sabato 26 luglio 2014

Come un ladro


Come un ladro
senza voltarmi indietro
ho lasciato la casa
aperta come una donna
lasciva ed annoiata
dopo un amplesso mercenario.

Schiuse le alcove
muti testimoni di affanni
e notti insonni
e miracoli d'amore
ultima sfida al tempo.

Solo i rimpianti restano
e la paura dei domani
mari sconfinati senza approdi.

Come il vecchio castello
sulla collina che s'illude monte
ora sta la mia casa
esposta a tutti i venti
e forse nelle notti illuni
indolenti fantasmi
vagano per le stanze vuote.


Da " Lanterna sul mondo " di calogero restivo
Eranova Editrice

domenica 20 luglio 2014

archivio e pensamenti: NON SCAPPÒ DALLA SICILIA

archivio e pensamenti: NON SCAPPÒ DALLA SICILIA: La signora snob, di cui parla Verga in Fantasticheria , ammirando  Aci Trezza dal treno mostra il desiderio di viverci un mese i...

giovedì 10 luglio 2014

mercoledì 9 luglio 2014

giovedì 3 luglio 2014

LETTERA A DIO

Caro Dio, ti scrivo per parlarti un pò delle piccole cose e delle grandi che accadono
ogni giorno in questo mondo.
I preti dicono che tu sai tutto e vedi tutto e allora ti ricordi di me tra le tante
richieste di perdoni e miracoli che da ogni parte ti giungono?
Sono quel bambino in ginocchio sugli scalini umidi dell'altare maggiore della chiesa
di San Giuliano, la blusa bianca e i pantaloni corti neri come si usava allora per la divisa del
Santo miracoloso e dalle nostre parti, quasi paesano, di cui io porto il nome.
In silenzio e compunto, come assorto nella preghiera,si interrogava e ti interrogava sui misteri della vita e della morte
La chiesa, era una piccola chiesa, ricordi? povera di addobbi e fredda anche d'estate:
una povera chiesa di periferia di paese. di quelle che aprono le porte solo la domenica e nelle
feste "comandate" e non sanno dell'esistenza di damaschi e di velluti.
Tu che sai tutto sai anche perchè era dedicata a San Giuliano, un santo esotico che
avrà fatto
tanti prodigi e miracoli ma non certo noto a quei contadini, i tanti Alfio e giuseppe, che la
domenica mattina le donne riuscivano a trascinare in chiesa.
Se non ti distoglie dai tuoi impegni, tutti importanti credo, ti prego di farmelo
sapere come vuoi e quando vuoi, non con tocchi di campane perchè sono, erano rotte e quando
suonavano non si capiva che cosa suonano il mattutino e l'Ave Maria avevano lo stesso suono.
Anche le ore, con rumore sordo di anfore rotte le battevano con ore d'anticipo e a
volte di ritardo. tutti lo sapevano e non ci facevano più caso.
Caro Dio, sai che sono cresciuto e che si avvicinano gli anni della vecchiaia, è tempo, per me, di fare il conto di quel tanto sperato e del poco realizzato nella vita.
Sono cose che certo capisci(sei Dio)ma che non hai vissuto.
Avevi circa trent'anni quando sei morto e a quell'età a queste cose di norma non si pensa, ma tu sei un caso a parte: Ma sei morto per davvero?mi chiedevo e ti chiedevo in ginocchio davanti a quell'altare.

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mercoledì 2 luglio 2014

A L B A I N C O L L I N A

Gelida follia di stelle
d'autunno inoltrato
trapunge frizzante
sogni umidi di rugiada.

Il cielo si sveglia
e in colorito baleno
torna l'urgenza di vivere
nel cuore logorato
da fugaci letizie.

Il vento soffia fra le valli
e dell'albero freme
ancor verde la fronda,
ma la radice è secca.


Sussulto nel lampo
di finestra che si chiude.

Il canto d'un gallo impettito
dà voce al giorno che nasce,
un lamentoso muggire
si leva da una stalla
in un angolo ancora buio.

Le forme squadrate delle case
inconsapevoli turbano
le curve molli di questi colli.

Lenta sfuma la luna
e l'aria s'accende del nuovo sole.

La stradina è un fiume cinerino
che al suo mare scende:
un fanciullo passa correndo...
il resto è immobile affresco
scolorito e scrostato dal tempo
dall'età, dalla vecchiaia.

Pietro Guarnotta

Inedito: tutti i diritti riservati all'autore

martedì 1 luglio 2014

mario scamardo: L E C O R N A ! Racconto breve - (25 giugno ...

mario scamardo: L E C O R N A ! Racconto breve - (25 giugno ...: Le corna!             Carlo Federico era l’unico figlio maschio della famiglia, l’ultimo di Margherita Helis e ...

REGALPETRA LIBERA ((( blog Racalmuto))): "Sulla piazzetta" di Calogero Restivo

REGALPETRA LIBERA ((( blog Racalmuto))): "Sulla piazzetta" di Calogero Restivo: Ora è tempo che sulla piazzetta, al mio paese, le spalle appoggiate al muro di vento che scende dalla chiesa di Sant'Anna, in attesa di...

Contra Omnia Racalmuto: Calogero Restivo, l'esule poeta racalmutese

Contra Omnia Racalmuto: Calogero Restivo, l'esule poeta racalmutese: Un paesaggio così, lugubre a sera, incerto, vagolo, come rantolo  di donna sconfitta nell'amore e nella vita, a me non mi si addice. T...

Contra Omnia Racalmuto: CALOGERO RESTIVO MALINCONICO VATE DA TERSO ISPIRAT...

Contra Omnia Racalmuto: CALOGERO RESTIVO MALINCONICO VATE DA TERSO ISPIRAT...: MI DICEVI SEMPRE     Mi dicevi sempre:   "i tuoi canti sono tristi come giornate d'inverno con il sole dimenticato ...

sabato 28 giugno 2014

domenica 22 giugno 2014

martedì 10 giugno 2014

L A G U E R R A

E ' come la lite tra innamorati la guerra "non t'amo più, ti odio" per poi giurare amore eterno "tu mi manchi.." Quasi uno scherzo credevo perchè il nemico che mitragliava anche gli asini fermi agli abbeveratoi poi spuntava festante da dietro la Matrice con suoni di clacson e di tromba. Dai carri armati i fiori sulle bocche dei cannoni buttava sorrisi e caramelle alla gente assiepata sui marciapiedi che batteva le mani e si sgolava in una gara assurda a chi gridava più forte il piacere di avere in casa i vincitori di una guerra di pianti e di dolori. Negli occhi ancora stampata la paura e la visione di macerie lasciate sulle strade come impiccati a monito e memoria. Poi scopri che la guerra non è un gioco e le caramelle se vengono arrivano dopo le bombe e ti ritrovi il nemico in casa come il ladro che cerca tra i tuoi ricordi le cose buone da vendere al mercato non si cura di mettere a nudo i tuoi segreti le piccole miserie ed i pudori che valgono di più degli orecchini della nonna. Calogero Restivo (inedito)

I N C A N T O

Lasciami incanto di voci di volti di memorie di panorami di smeraldo lucidi di pioggia di tramonti cangianti per colore e forma è il sogno. Se resiste alla luce al rumore del tram sulla strada ed allo scoppiettio di motori in dissesto nella salita che porta al Calvario ove ogni anno crocifiggono un Cristo di cartapesta è incubo che fa paura. Il passato si racconta trama di romanzo o storia il presente ha corse ed ostacoli vicoli chiusi anche se spingi con i pugni i muri inutilmente per uscire il futuro lo deve ancora inventare la notte con i suoi misteri e sue ombre per esporlo il giorno che verrà come il lenzuolo ricamato sul letto della sposa. Lasciami incanto di visioni di voci di volti di memorie è quasi l'alba e all'alba i sogni svaniscono o li cancella il giorno. (inedito di calogero restivo)

lunedì 2 giugno 2014

Ho inventato il mare

Ho inventato il mare un giorno di pieno inverno in cui anche il cielo era nebbia che tutto copriva e annullava. Scomparse le torri del Castello. Al di là dei tetti di tegole di creta cotta al sole non si intravedevano sponde non si udivano versi di gabbiani. Era un mare ampio comprendeva anche le montagne armigeri senza armi che da sempre custodivano il paese. Profondo era quel mare e senza sponde non v'erano marinai a tentare carezze di remo a rabbonirlo. Silenzioso e bonario come gatto che finge col topo le fusa che all'improvviso attacca ed uccide senza crudeltà senza rimorso. Ed in quel mare senza fondo mi immersi solitario e coraggioso come cavaliere antico per raggiungere paesi lontani ed incontrare gente altra per costumi e per lingua e conversare come vecchi amici del tempo che verrà e dei raccolti sperati ma incerti. S'è sciolto quel mare d'ansia sotto il sole come pupazzo di neve quando dal deserto soffia lo Scirocco. Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo Prova d'Autore Editore Catania

venerdì 30 maggio 2014

IL GIOCO NELLA SERA

       Presi dal gioco, non ci accorgevamo che la sera, culla di misteri e di speranze e lievito
 al grigiore della vita, che a volte inventa sogni ad occhi aperti,avanzava e si faceva
 cielo stellato immerso in un blu intenso carezzato appena dal timido chiarore di luna.
      Rompendo, di tanto in tanto il silenzio, che fitto era come il buio della notte, inventavamo
 possibili domani,facevamo castelli di sabbia fragili, che la prima onda più lunga appena delle altre, distruggeva d'un colpo.
      Restava nella mente e nei profondi sospiri, che a volte erano pianti, solo il pensiero di
 fughe che annegava nel silenzio.




Da  "Poesie di volti e memorie di calogero restivo
Prova d'autore Editore Catania


     

venerdì 23 maggio 2014

Un saluto ad un amico che se ne va di Antonio Abate

Caro Luigino, te ne sei andato. Il cancro l'ha avuta vinta. La vita,  e tutto ciò che nel bene e nel male la comprende, va accettata. Il mio ricordo va a quando ti ho conosciuto:mi hai colpito subito, a prima vista: giacca lunga, camicia abbottonata asimmetricamente,capelli un pò arruffati e l'immancabile, manco a dirlo, sigaretta accesa, sempre.
Ho pensato subito ad un personaggio de "I Malavoglia" non uno specifico ma un personaggio uscito dalla penna e dalla di Giovanni Verga: sguardo da intellettuale del sud, ma una persona buona, non altera, leale e corretta come sono tutti i Siciliani.
Subito siamo diventati amici: " Antonio mi offri una sigaretta?" "Io ti offro il caffè".La sigaretta ed il caffè, due dei tuoi grandi amori, due elementi ma assurgono a simboli e quasi ti rappresentano.
penso che il Mondo capito e che non ti abbia apprezzato per quello che veramente eri, che non abbia compreso le tue problematiche, che non abbia potuto vedere in fondo al tuo cuore veramente grande.
Oggi, nella giornata del saluto terreno al tuo corpo, posso solo augurarti, nella vita futura ed ultraterrena, di essere felice e di trovare l'amore che meriti e che non hai avuto nella vita terrena.
I tuoi colleghi, parlo anche a nome loro, ti ricorderanno sempre, ricorderanno una persona buona, umile, leale.
Caro Luigi, nostro maestro di vita, esempio per tutti noi, fai buon viaggio e se sarai felice lassù, mandaci una cartolina e visto che eri un poco smemorato ( lo sei ancora?) ricordati che devi mettere
il francobollo, altrimenti va al macero....
 BUON  VIAGGIO   LUIGI.


mercoledì 7 maggio 2014

Canti di sirene

Rauche le voci di canti
e stanche di inesitati languidi richiami
stanno lungo le rive
bagnate da spruzzi di tramontana
che gonfia le onde
le sirene del sud.

Le ho viste vagando nello spazio
come aquilone impazzito di vento
intento ad asservire la fantasia
e costringerla a tramutare i sogni
in realtà da spendere monete serbate
nella vita di tutti i giorni.

Forse costruiranno ponti
per unire le due sponde
ed ormai inutili le sirene
resteranno a raccontare
che un tempo di qua passavano
vincitori e vinti
e portatori di favole e di sogni
intenti ad inseguire avventure
che maturavano a volte
al di là di queste acque
perennemente in vorticosi moti.

Da " Lanterna sul mondo" di calogero restivo
Eranova Bancheri Editrice


giovedì 1 maggio 2014

Non sono poeta

Non sono un poeta
solo un piccolo artigiano
che non sa ancora
dove comincia
e dove finisce il verso.

Scrivo le parole come risalgono
dal serbatoio della memoria
senza belletti e senza fronzoli.

Lavoro di notte
al lume di candela
come l'intarsiatore
o il maniscalco
perchè durante il giorno
la vita urge con i suoi ritmi
e non concede soste.

Aspetto anche se piove
anche se fuori urla il vento
e scalpita
contro le imposte serrate
per tracciare sulla carta
i segni-parole-pensieri-sogni
e scrivere di speranze
che le stagioni non hanno maturato
e forse mai matureranno.

Sono un animale notturno
come il gufo come la civetta.

Le albe sono un assillo
mi spingono a correre
quando vorrei stendermi
difronte al cielo tiepido di luna
e contare le stelle
e alla fine della conta
ricominciare come per le pecore
che saltano lo steccato ad una ad una
nelle notti insonni di afa sudata.

Non sono un viaggiatore solitario
che va per il mondo
in cerca di passato
per comprendere e se possibile
prevedere il futuro
nè mi piacciono
le passeggiate solitarie
per impervi viottoli di campagna
senza destinazioni certe.

Le mie radici affondano
nell'assolata campagna isolana
la mia carne è un impasto
di polvere e sudore
nelle mie vene scorre
un sentore di vento di deserto
di odore di terra riarsa dopo la pioggia
e di frumento.

Attendo la fine del temporale
quando urla il vento
contro le imposte serrate
come se assistessi ad uno spettacolo
che non mi tocca
per continuare la ricerca di parole
che dicano il vulcano di immagini
che dentro di me urgono.

Sono un piccolo artigiano
che in fondo al vicolo
nella casa dalle imposte socchiuse
tinte con vernice grigia
che si confondono con la notte
scrive i suoi versi
per scacciare la paura di domani
con le parole e non come il vecchio
malamente arricchito
che chiuso nell'abito delle domenica
lucido di fine seta sotto il sole
con passo leggero e sciolto
volteggiando il suo bastone
dalla punta ferrata
che disegna cerchi invisibili nell'aria
si avvia verso il sagrato della chiesa
ove l'aspetta la curiosità della gente
in mormorio d'invidia.

Sono il maniscalco che nella notte
illuminata solo dal fuoco
che arde nella forgia
s'industria sull'incudine
a far diventare oggetto di uso comune
il pezzo di ferro informe
abbandonato in fondo alla bottega
per lunghi giorni di indecisione.

Non sono un poeta
non c'è folla che preme
per ascoltare le ultime oracolazioni
nè discepoli a cui passare
importanti conoscenze
da tramandare alle genti future.

Sono un piccolo artigiano
che inventa il presente
spera in un futuro  migliore
e in un esaminatore finale
non giusto ma clemente.



Inedito di calogero restivo
tutti i diritti riservati secondo le vigenti
disposizioni di legge.



sabato 26 aprile 2014

Lettera a Dio ( seconda parte)

Mi guardava fisso
a volte sembrava seguirmi
con uno sguardo addolorato
come se volesse dire qualcosa
ed era indeciso se parlare
ad un bambino così piccolo
che forse non avrebbe capito.

Caro Dio ti ricordi?
delle cose che vorrei chiederti
ho piena la mente
non so da dove cominciare
ma se sai tutto
sai anche quello che non dico?

come i bravi scrittori
che si alzano la mattina
pronti a versare sulla carta
montagne di idee e pensieri
partoriti e cullati nella notte
e davanti al foglio bianco
la paura li prende e confonde
davanti a te sono.

Caro Dio mi dispiace
questa è una di  quelle lettere
che non hanno principio né chiusa
i pensieri si affollano
nella mente
come ressa alla porta
in certi spettacoli al chiuso
se la gente avverte
anche se vago
un principio di pericolo.

Caro Dio
ma davvero credevi e credi
che fosse il caso
di scendere sulla terra
e parlare a quella gente
che ancora stenta a credere
che tu Dio
sei sceso quaggiù
e sei morto e risorto
per risollevare le sorti
di tutti gli uomini?

Caro Dio non capisco...
dimmi
vi siete riuniti
Tu Tuo Padre lo Spirito Santo
e deciso
"tu scendi sulla terra
e come se fossi un vero uomo
fai e dici
e per redimere tutti
e portarli quassù in Paradiso
ti fai appendere sulla Croce
e muori tra atroci sofferenze..
però dopo tre giorni resusciti...

Ma quando mio Dio
questo è accaduto
se sei eterno ed immutabile?
perché in quella data
e non altra?
perché in quel posto
e tra quella gente
e non altrove?

Questo è solo una parte
di quello che avrei voluto chiederti
inginocchiato ai piedi dell'altare
davanti a quel Crocifisso
che se non fosse stato tragico
come tragica è
la sofferenza e la morte
un risolino forse
l'avrebbe fatto affiorare alle labbra.

Caro Dio se non vuoi
o non puoi rispondere
fa niente
ho voluto riproportele
queste domande
perché sono le stesse
che mi facevo e ti facevo
quand'ero bambino
e non ho trovato risposte
e a volte mi assillano.

Caro Dio prima della chiusa
di questa lunga lettera
che forse avrai difficoltà
a leggere tutta
per mancanza di tempo
vorrei chiederti:
hai mai pensato
ad una nuova discesa sulla terra?
vi sono tante cose quaggiù
che non vanno
sapessi...
o
era peggio l'altra volta?

Delle altre domande
che avrei voluto farti
e sono tante
non mi ricordo
e forse
rotto il silenzio
ti scriverò ancora.


Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo
Prova d'Autore Editore Catania







Il Barone Inesistente: Eugenio Montale - L'angelo nero

Il Barone Inesistente: Eugenio Montale - L'angelo nero: O grande angelo nero fuligginoso riparami sotto le tue ali, che io possa sorradere i pettini dei pruni, le luminarie dei forni e ...

venerdì 25 aprile 2014

Lettera a Dio

Caro Dio ti scrivo
per parlarti un poco
delle piccole cose e delle grandi
che accadono ogni giorno
in questo mondo.

I preti dicono
che tutto sai e tutto vedi
ma ti ricordi di me
tra le tante richieste
di perdoni e miracoli
che da ogni parte ti giungono?

Sono quel bambino in ginocchio
sugli scalini umidi
dell'altare maggiore
della chiesa di San giuliano
che in silenzio e compunto
come assorto nella preghiera
si interrogava e ti interrogava
sui misteri della vita e della morte.

Era una piccola chiesa
ricordi?
povera di addobbi
e fredda anche d'estate
una povera chiesa
di periferia di paese
di quelle che aprono le porte
solo la domenica
e nelle feste " comandate"
e non sanno dell'esistenza
di damaschi e velluti.

Ma tu che sai tutto
sai anche
perchè era dedicata a San Giuliano
un santo esotico non cero noto
a quei contadini
i tanti Alfio e Giuseppe
che la domenica mattina
le donne riuscivano
a trascinare in chiesa.

Se non ti distoglie
dai tuoi impegni
tutti importanti credo
ti prego di farmelo sapere
come vuoi e quando vuoi
non con tocchi di campane però
perchè son rotte
e quando suonano
non si capisce che suonano.

Anche le ore
con rumore sordo di anfore rotte
le battono con ore d'anticipo
e a volte di ritardo.

Tutti lo sanno
e non ci fanno più caso.

Caro Dio
sai che sono cresciuto
e che si avvicinano
gli anni della vecchiaia
è tempo per me di fare il conto
di quel tanto sperato
e del poco realizzato nella vita.

Sono cose che tu certo capisci
(sei Dio)
ma che non hai vissuto
avevi circa trent'anni
quando sei morto
e a quell'età
a queste cose non si pensa.

" Ma sei morto per davvero?"
mi chiedevo e ti chiedevo
inginocchiato
davanti a quell'altare.

Dal tetto di tronchi d'albero e canne
entrava aria gelida
e a volte gocce di pioggia
e non era facile stare in ginocchio
le mani congiunte a preghiera.

le vecchie
portavano in chiesa lo"scaldino"
e facendo finta di estasi mistica
ogni tanto
abbassavano il capo
fino ad appoggiarlo alle mani
e si scaldavano il volto.

C'era un Crocifisso
alla sinistra dell'altare
era fatto di legno
in più punti tarlato
aveva macchie di color ruggine
sparse senza risparmio
per tutto il corpo

lasciava perplessi.  

                                    Prima parte

Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo
Prova d 'autore Editrice Catania      






martedì 15 aprile 2014

lunedì 7 aprile 2014

R I C O R D I

I miei ricordi vengono da lontano
a questi panorami
che guardano con ansia la Montagna
che degrada verso mari di verde
odorosi di zagara e mentastro.

Stanno in queste contrade
"alte le sponde a contenere il mare"
le strade nere di basalto e impervie
come i viottoli che salgono
verso monte Sant'Anna e Castelluccio.

Vanno come i panni che mia madre
lavava al Raffo e stendeva al Saracino.

Vagano come fantasmi
tra vicoli polverosi e case fragili d'acqua
ad ammassare il gesso
 che il sole sgretola nella lunga estate
e il vento gonfia dentro il temporale.

Inutili sanno le residue speranze
di prossimi ritorni 
che stanno come foglie morte
corrive ancora su rami in pieno inverno.



Da " Senza un fil rouge" di calogero restivo
Eranova Bancheri Editrice

domenica 23 marzo 2014

L A V E R I T A'

Ora testimone tra noi
solo il silenzio
la luna ed il vento
al di là della finestra
chiusa sulla notte
diciamola questa verità
più volte affiorata alle labbra
come acqua aggiunta
in un bicchiere troppo pieno
non è stata felice
la nostra gioventù.

S'è alimentata di ricordi
ritoccati come vecchie foto
dove alberi frondosi verdeggiano
laddove nella realtà
si snoda uno stradone di sterrato
senza un filo d'ombra o di verde.

Il sorriso non c'era
sul volto corrucciato
e confuso dalle luci
della figura in nero
stagliata in primo piano
l'ha messo l'operatore
ritoccando la foto.

Diciamola questa verità
riposta come cosa preziosa.

Non è stata felice
questa nostra gioventù
cullata da suoni di campane
discordi anche sull'ora da battere
abbiamo nascosto anche a noi stessi
quant'erano tristi i pomeriggi
allagati di sole e di noia
davanti a deserti di stoppie e di crepe
che il sole aveva disegnato sui campi riarsi.

Come poteva il contadino
seminare in quei crepacci
e sperare abbondanti raccolti?

Diciamola questa verità
a premere sulla punta della lingua
come frutto maturo
pronto per essere raccolto
questa nostra gioventù
è stato un inganno
da cui i ricordi traggono odori
sepolti nell'oblio
come immagini lontane nel tempo
rimanendo antiche paure
e non certo rimpianti.

E' il bisogno di credere al sogno
più volte raccontato a noi stessi
e arricchito di particolari
quasi a sembrare reale
a farcela apparire così bella.

Era fatta di silenzi e di attese
come quelle dei naufraghi
che il temporale di fine estate
ha trascinato lontano dai soliti approdi
con acqua fino agli orizzonti ed oltre
ed un cielo terso con un sole stampato
in mezzo splendido ed inclemente.

Diciamola questa verità
o chiediamo al tempo
che porta insania a volte
assieme alla vecchiaia
di cancellarla per sempre
e farci di nuovo bambini.


Da " Lanterna sul mondo" di calogero restivo
Eranova   Bancheri Editrice









mercoledì 19 marzo 2014

Vecchio macello


Davano sangue da bere ai bambini
perchè rinsecchite le fonti
di paura  e di fame
le madri non avevano più latte.

Sul muro bianco di calce
ove occhieggiavano
cristalli di gesso sotto il sole
come occhi di gatto
in agguato nella notte
campeggiava la scritta
" Lunga vita al..."
e sotto appena leggibile
" Macello"

Indolenti i cani
e l'afa toglieva quasi il respiro
stavano in attesa di ossa da spolpare.

Monotona la fontana vicina
mesceva acqua amara
ed il rumore di ruscello
che scorre in un letto di pietre
si confondeva
con il canto delle lavandaie
monotono come una nenia
intente al loro lavoro.


Da " Poesie do volti e memorie" di calogero restivo
Prova d'Autore Edotore Catania




mercoledì 12 marzo 2014

Odore di zagara

Rivedo te bambina
il tempo ha fissato i ricordi
come quadro appeso alla parete
tendevi le mani
le palme aperte a raccogliere nei pugni
stelle sparse nel cielo dalla notte
chicchi di grano su mattoni
di un blu profondo lucidati di fresco.

Rivedo te bambina
volto deluso e  pugni stretti
a stringere niente a parte l'aria
che in aliti nel vento odorava di zagara.

 Da " Senza un fil rouge" di calogero restivo
Eranova Bancheri  Editrice

giovedì 27 febbraio 2014

Estate Isolana

Tu umile animale da soma
a cui è negata  anche la paternità
forse non sei contento
della nostra estate isolana
nè ti rallegra che ti addobbano a festa
con pennacchi e drappi
per farti apparire imponente
un quasi cavallo.

Ti  preparano con specchi rilucenti
e nastri colorati e merletti
che sanno di cassapanca della nonna
e di chiuso come le lenzuola della sposa
esposti all'ammirazione- invidia della gente
perchè carico di frumento e di paura
tu corra tutta la scalinata
di gradoni di pietre disuguali
il cuore in gola e tra spintoni e pugni
percorrerla tutta
fino a giungere davanti all'altare
e inginocchiarti, dicono i fedeli,
davanti alla Madonna
per grazia ricevuta.

"Purmisioni" li chiamano.

E' l'affanno della corsa
è il peso che porti
cavaliere e bisacce piene di frumento
è la gente assiepata intorno
che ti segue e ti spinge
è il vociare che rintrona nelle orecchie
e il rullare ossessivo di tamburi
che ti fa piegare le ginocchia.

Non so se pregano i muli
ma se lo fanno sono certo
che pregano i loro santi
che almeno in questo paese
l'estate non venga.

Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo
Prova d'Autore Editore Catania



Parloinfoto: PENSIERI DI CARNE

Parloinfoto: PENSIERI DI CARNE: Foto e titolo di Nicolò Rizzo, autore del sito "Semplicemente Racalmuto"

Parloinfoto: RIFLESSIONE UMANA - 2014

Parloinfoto: RIFLESSIONE UMANA - 2014: Foto di Nicolò Rizzo

martedì 18 febbraio 2014

Un sorriso alla sera

     Ha un sorriso bonario la sera, come di madre.
 Non stanca della lunga giornata di afa e di attesa di refoli di vento.
 La luna, rossa di tramonto, nascosta quasi dietro le mura del castello
 sembra un monello la faccia accaldata di corse nel gioco a nascondino.
 Anch'io,confusione di pensieri e di sogni di speranze e delusioni, sciolgo
 un sorriso alla sera.

Da " Poesie di volti e memorie" di calogero restivo
Prova d'Autore Editore

giovedì 13 febbraio 2014

ripassiamo insieme: CARTINA DEL VIAGGIO DI ULISSE

ripassiamo insieme: CARTINA DEL VIAGGIO DI ULISSE: Tappe del viaggio di Ulisse 1)Partenza da Troia 2)Ulisse e i suoi uomini fanno tappa a Ismara, capitale del Regno dei Ciconi . Saccheg...

domenica 9 febbraio 2014

MONSERRATO

Non di regge di marmi
affacciantesi sul mare
all'ombra di pini sempreverdi
ho pregato
chi i desideri esaudisce
ma di una piccola casa
sul Monferrato
circondata dai sommacchi
accanto alla pompa catarrosa
che da profondità di baratro
sputa sui fossili millennari
acqua amara.

Non ricchezze per comprare
compagni alla mia solitudine
ma libertà di passi nelle notti di luna
ed un letto su cui posare
le membra stanche
quando con interminabili corse
e giri sempre diversi e sempre eguali
il tempo o la vita
a rinunciare alle attese mi costringa.

Ha mandorli dai rami spogli
che si ergono nel cielo
come braccia di croce contorti
nei tramonti il Monserrato
e come un vecchio
con ciuffi di barba bianca
ineguali sul mento
sconta i giorni nell'abbandono

Da " Sogni e risvegli" di calogero restivo
Ed: Il mio libro.it  Roma


mercoledì 5 febbraio 2014

Poetiche illusioni

Ho seminato parole
tra pietre e sterpaglia
in solchi appena scavati
su terreni
che non conoscevano aratri
e atteso
inutilmente
che diventassero canti


Da "Senza un fil rouge" di calogero restivo
ERANOVA Editrice

martedì 4 febbraio 2014

La Foglia

Lasciami a terra
"se un domani" cado
come foglia morta
quando l'autunno si fa inverno.

Cicala
ho cantato melodie
senza domani
e tanti altri canti
morivano in gola
come pianti soffocati di bambini
nelle notti d'inverno
quando lampi e tuoni
apparecchiano in concerto
il temporale.

Da " Senza un fil rouge" di calogero restivo
ERANOVA  Editrice


giovedì 30 gennaio 2014

stanza 251: Aiguablava

stanza 251: Aiguablava: Il candore del tuo braccio appoggiato al finestrino si sovrappone al blu del mare che mi appare a intermittenza  mentre scendiamo...

stanza 251: Di polveri

stanza 251: Di polveri: Di polveri, ruggini e quanto puoi immaginare rimanga custodito in forma di sorpresa, un altro anno di prodigi ormai siamo abituati ...

domenica 12 gennaio 2014

Prima dei silenzi

Se ci avessero insegnato
a digrignare i denti

come fa il lupo
davanti alla mole dell'orso
sovrastante

contro i torti e i soprusi
e contro le ingiuste gabelle
e i gabellieri

invece di ingoiare lacrime e silenzi

forse non saremmo andati
come muta di cani
dietro a chi si diceva
"chiamato dal destino"
che interessato ci mostrava "l'osso".

Non attendeva aliti di vento
il contadino
a veleggiare aratri nè miracoli
predicati da profeti improvvisati

per costringere la terra a dare pane
odoroso di fatica e di sudore
e di colore a ricordare l'oro.

Se ci avessero insegnato
che la libertà non è sogno
 ma conquista frutto di fatica
non ci saremmo seduti sui govoni
a cantare inni alle stelle inutilmente
come fanno le cicale sulle stoppie

e la luna a tratti sembra che sorrida.



Poesia inedita( tutti i diritti riservati)







giovedì 2 gennaio 2014

A C I T R E Z Z A

Invidio i poeti
che sanno tessere versi
o comporre inni
traendo dalla memoria
immagini di Ciclopi
e Veneri sorte da cristalline acque
e adagiate su spiagge di sogno.

cancellando dal panorama
-come da un ritratto
mal riuscito-
immagini di ciminiere
e mari di cemento
dove un tempo alberi svettavano
sui colli vicini e sui monti.

Ruscelli garruli
scorrevano tra pietre
sconnesse dal caso.

Di te mi rimane
nella memoria e negli occhi
lo sguardo di donna
annegato nell'ampio mare
in angosciosa attesa di ritorni
stretta in uno scialle
nero come la notte:
inutile sfida
al vento di tempesta.

Tu vivi nel passato
come un vecchio
carico d'anni e di rimpianti
e non ti accorgi
che ora
è la vita
ed invano attendi
altri dei
altre età
suonando vecchie melodie
su pianoforti scordati.

Da " Lanterna sul mondo" di calogero restivo
ERANOVA  Editrice