venerdì 12 luglio 2013

Continua da appunti critici ! su poesie di volti e memorie di Stefania Calabrò

  Direttamente correlato all'elemento del tempo  e dell'alternarsi di di stagioni e giorni  è il tema profondamenre sentito da calogero restivo del passato e conseguentemente della memoria, tanto da ritrovare nel titolo della silloge di poesie" Poesie di volti e memorie" proprio in riferimento alla memoria. Sicuramento è un trascorso che viene rivissuto dal poeta nel momento in cui lo stesso esterna il suo senso di nostalgia tramite la scrittura, per questo poc'anzi accennavo proprio al fatto che il foglio bianco diventa per lo stesso complice ma soprattutto confidente, un confidente al quale confessare i sentimenti e le malinconie, gli amori e gli affetti, che nella vita ci restano e nel cuore ci segnano, il foglio bianco è un confidente ma permette soprattutto di fissare definitivamente i ricordi sia belli, sia dolorosi: ciò concede al lettore una "comunicazione diretta" con l'autore, espressione precisata in prefazione, autore che trasmette sinceramente i moti dell'anima. Nel breve componimento a pag. 74, intitolato " Ma non sarà il tempo" ritroviamo tutti questi elementi. Ve la leggo: " Forse è il tempo che filato mi riporta i nodi e la malinconia della sera che vena di rosa pallido l'azzurro a proiettare sul muro di calce, come un film, un passato trascorso e non dimenticato: Rivissuto sanguina ancora come ferita profonda appena prodotta da improvvido gesto".Tra i ricordi legato al passato vi sono sicuramente il volto e i gesti della madre, che ritornano qua e là, in diverse liriche, prima tra tutte quella a pag.15 che è giustappunto intitolata " Sorriso di madre" Il passato che non è più e che torna costantemente e nostalgicamente fa" scollegare al lettore" la spina dalla contemporaneità di velocità supersonica , in cui il tempo per pensare sembra essere svanito: il lettore ha la sensazione di rallentare e viene catapultato nel periodo pre e post guerra, insomma quello vissuto dalle generazioni precedente alla mia in cui lo stile di vita era senz'altro diverso a quello di oggi,  e le fatiche fisiche, anche quelle compiute dalle donne, non erano certo quelle della nostra quotidianità. I villaggi era costruiti di pietra, pietra con cui era stata eretta la casa dell'autore e a ci è dedicata la poesia " La pietra" a pag. 16 che ricorda " resti di un villaggio reso deserto dalla peste e dirupato dal tempo". A tal proposito anche la poesia a pag18, intitolata " Mietitori" è un chiaro riferimento a quanto la vita fosse dura, nei tempi precedenti al processo di tecnologizzazione " acuta", infatti per il Restivo " ...i mietitori stanno, al misto di afa e sudore, la falce appesa alla spalla cotta dal sole...ammantati di malinconia e mistero, in silenzio". Ancora il passato è quel bambino che si rivolge in preghiera a Dio,  è quel bambino che non ha più fattezza e di bambino fuori, che ormai ha un corpo di adulto, ma che dentro è rimasto fanciullo: a pag.21: "Caro Dio...son quel bambino in ginocchio sugli scalini umidi dell'altare maggiore della chiesa di San Giuliano...Caro Dio sai che sono cresciuto e che si avvicinano gli anni della vecchiaia? E' tempo per  me di fare conto di quel tanto sperato e del poco realizzato nella vita..." Questa poesia è una delle mie preferite perchè permette al lettore di fare un balzo e tornare al presente; l'Autore fa infatti una precisa richiesta a Dio, a Ppag..23 appunta: " Caro Dio...hai mai pensato ad una nuova discesa sulla terra? Vi sono tante cose quaggiù che non vanno, sapessi...O era peggio l'altra volta?"  Il trascorso è costituito anche dalle rimembranze della gioventù vissuta, basti pensare che la parola bambini si ripete innumerevoli volte, come a pag.33, 34, 35,36, 46, 47, 48, 53, 54, 56, 62,63, e non continuo ad elencarle. Ma il passato è quel legame con l'esistenza che induce lo scrittore a definire che cosa è per lui la vitta,è pessimismo, malinconia, ma è vita, ed anche quello che deve ancora accadere e si mescola col pensiero delle domande cui l'uomo non avrà ma risposte, come il chiedersi che cosa vi sia dopo la morte. Si parla di vita per esempio a pag.18 nella poesia " Se piove", la vita è " pioggia incerta, schiava del vento e del caso" ed in innumerevoli altre poesie, ma la più bella secondo me è a pagina 25 ove la vita è paragonata ad una trottola" Nel momento in cui inizia il giro della trottola, si fermerà quando sarà finita la spinta che gli ha impresso lo spago.Non servono parole, bastano i silenzi"

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